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Art auctions
La Casa d'Aste Art nasce a Genova nel 2001 da un’ idea di Guido Wannenes e un amico antiquario. I due la pensano appositamente per vendere gli arredi interni di una villa patrizia al confine della Toscana.
I suggestivi ambienti della villa vengono ricostruiti con cure nelle sale di Palazzo Di Negro a Genova. Una “house sale” in piena regola, all’interno degli spazi del palazzo che si affaccia in piazza Banchi, nel cuore della città antica.
I primi numeri sono sbalorditivi: 3 tornate d’asta con l’ 85 per cento del venduto segnano l’ inizio del cammino che avrebbe portato Guido Wannenes a dirigere da solo la Casa d’ Aste che oggi porta il suo nome: Wannenes Art Auctions.
Nipote e figlio di antiquari, Guido Wannenes è il più giovane titolare di Casa d'Aste in Italia, partecipa a mostre e si occupa di mobili e dipinti, con particolare attenzione alla realtà genovese. Una passione che inizia a farsi sentire già a 14 anni, sulle orme dello zio e del padre.
Le radici importanti del suo nome (i Wannenes sono da generazioni tra i grandi antiquari di Genova: il loro arrivo in città risale al '600, a seguito dei pittori fiamminghi) sono un punto di partenza per guardare sempre più lontano.
Dalla realtà genovese a quella internazionale, dall’antiquariato a un’offerta sempre più completa e competitiva. Nel febbraio 2002, la Art tiene la sua prima asta di pittura dell’ Ottocento, inaugurando un nuovo, importante filone.
Nel frattempo Guido Wannenes, alla fine del 2005, decide di spostare la sede di Art nel palazzo del Melograno (Palazzo Casareto-De Mari, nel centro storico di Genova), e arricchisce l’ offerta della sua Casa d’Aste dando vita ai reparti di Argenti, Gioielli, Icone e Oggetti di arte russa (nel 2006), Arte Moderna e Contemporanea e Arti decorative e Design (entrambi nel 2007).
Guido Wannenes sceglie per la sua squadra, che va ampliandosi, esperti preparati e competitivi, come lui.
Sono anni decisivi, in cui il mercato segna una nuova ripresa delle vendite d’arte. E a dimostrazione di tanta vivacità, la Art, nel 2008, diventa Wannenes Art Auctions, colonna portante del Wannenes Group.
I nuovi uffici di Milano, punto di riferimento per il mercato del nord, aprono i battenti nella primavera del 2008. Ma ci si muove anche verso il centro Italia, e nell’autunno dello stesso anno il taglio del nastro è per i nuovi uffici di Roma.
L’ultimo nato è il reparto di Ceramiche e Vetri che, al suo esordio, può già vantare la vendita straordinaria del servizio Minghetti: oltre 207 pezzi creati dalla manifattura Minghetti per il duca di Montpensier che, pur essendo stato vincolato dalle Belle Arti (per via della grande importanza storico – artistica) e riunito in unico lotto, viene aggiudicato a 139.150,00 euro nel corso dell’asta del 27 e 28 maggio 2008.

Il Palazzo del Melograno


Il palazzo, il cui nome ufficiale è Palazzo Casareto-De Mari, sorge nel Centro Storico di Genova, ad angolo nel punto di congiunzione fra Campetto e piazza Soziglia.
Sottoposto a vincolo dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, venne completato nel 1585 per Ottavio Imperiale su progetto di Bartolomeo Bianco.
Successivamente il palazzo pervenne alla famiglia Casareto e De Mari, di cui tuttora conserva il nome.

Il palazzo faceva anche parte della prestigiosa serie dei Rolli, elenchi delle residenze nobiliari della città dai quali l'antica Repubblica di Genova, priva di una reggia, estraeva a sorte un nominativo ogni volta che un ospite illustre - papa, re o ambasciatore - arrivava in città e bisognava alloggiarlo adeguatamente.

Il palazzo conserva opere d'arte di qualità assoluta, come la statua di Filippo Parodi raffigurante "Ercole", posta nel ninfeo (in origine ornava la fontana) dell'ampio cortile loggiato.

A mantenere intatta la memoria della passata grandezza restano soprattutto gli splendidi affreschi di Domenico Piola, realizzati attorno al 1680; nel '700 vi si aggiunsero quelli di Domenico Guidobono e del bolognese Giacomo Antonio Boni (attivo anche a Palazzo Reale).

Piola dipinse il soffitto e le pareti del loggiato-galleria del secondo piano nobile, illustrandoli rispettivamente coi "Pianeti" (Saturno, Giove, Marte, Apollo, Mercurio, Venere, Diana e Aurora: ossia le divinità delle sfere celesti, disposte secondo la geografia astrologica) e con le "Arti" (Geometria, Retorica, Musica, Pittura, Scultura, Architettura, Astronomia e Armonia); affrescò inoltre la volta di una vicina stanza con "Cerere, Bacco e Amore".
Il soprannome "del Melograno" deriva dalla presenza di una pianta nata spontaneamente sopra il portale all'inizio del secolo, e tuttora esistente.


Palazzo Brignole Durazzo


Il palazzo è stato la residenza di due tra le principali famiglie patrizie genovesi, i Brignole, prima, e i Durazzo, poi, già appartenenti a quella cosiddetta nobiltà “nuova” e tra le protagoniste della vita politica ed economica della Repubblica di Genova, alle quali tra XVII e XVIII secolo appartennero numerosi dogi e senatori.

La vicenda archittettonica dell’edificio si lega a due significativi episodi urbanistici della città: quello degli anni tra la seconda metà del Cinquecento e i primi trent’anni del Seicento, conseguente all’apertura della contigua “Strada Nuova” (l’attuale Via Garibaldi), che diede l’avvio alla costruzione delle dimore del patriziato genovese secondo i nuovi modelli rinascimentali, e quello tardo settecentesco dell’apertura della “Strada Nuovissima” (attuale Via Cairoli - Piazza della Meridiana).

Intorno al 1626 il magnifico Giovanni Battista Brignole, fratello del più noto Giovanni Francesco, Doge della Repubblica dal 1635 al 1637, edificò il palazzo accorpando alcuni edifici preesistenti, secondo un processo comune a tutti i grandi patrizi dell’epoca che rimasti esclusi dalla lottizzazione di Strada nuova avevano edificato i propri palazzi secondo i canoni rinascimentali introdotti dai palazzi costruiti ex novo sulla “Via Aurea dei Genovesi”, accorpando le schiere medievali che sorgevano nel fitto tessuto urbanistico della città antica e unificandole attraverso l’elemento architettonico dell’atrio-vano scala genovese.
Analogamente era infatti accaduto per il palazzo dei Brignole, il cui ingresso si apriva sull’asse viario di Salita San Francesco.

Tra Sei e Settecento il palazzo fu ampliato dai Brignole che commissionarono gli affreschi delle volte dei due piani nobili ai principali artisti genovesi dell’epoca, da Domenico Piola a Gregorio e Lorenzo De Ferrari.

Nel 1779, dopo un dibattito in seno alla città durato oltre un secolo e nonostante l’opposizione di vari enti e privati detentori di considerevoli proprietà dell’area, su progetto dell’architetto Gregorio Petondi, fu aperta la “Strada Nuovissima” che, “tagliando” il fitto tessuto urbanistico e numerosi edifici di pregio, creava finalmente un collegamento tra la “Strada Nuova” e la piazza della Nunziata e, quindi, la Strada dei Balbi, rendendo più agevole la viabilità cittadina da e verso Ponente.

Il palazzo, all’epoca proprietà di Giacomo Maria Brignole - doge nel biennio 1779-1781 e poi nuovamente eletto nel 1796 alla vigilia della caduta della Repubblica aristocratica, non subì alcun depauperamento architettonico ma fu privato del giardino, corrispondente all’attuale piazza della Meridiana.
La fronte principale dell’edifico fu quindi rivolta al nuovo asse viario principale creando un avancorpo sul quale fu posto lo splendido portale marmoreo opera del grande scultore genovese Filippo Parodi che originariamente costituiva l’accesso al giardino del palazzo e chiudeva scenograficamente la Strada Nuova.

Nel corso della prima metà dell’Ottocento risiedette nel palazzo la celebre marchesa Luigia Pallavicino “caduta da cavallo” cantata dal poeta Ugo Foscolo, una delle dame genovesi che avevano animato la vita culturale della Genova napoleonica.
Nel corso della prima metà dell’Ottocento l’edificio fu acquistato dal marchese Marcello Durazzo, che nel 1824 aveva venduto il proprio palazzo di Strada Balbi alla famiglia Reale.
Il figlio di questi, Giuseppe Maria Durazzo, vi trasferì la residenza della famiglia e commissionò la decorazione pittorica dell’atrio d’ingresso principale: le pareti e le volte sono ornate da motivi “a grottesche”, opera di Federico Leonardi, che incorniciano la grande rappresentazione della presa della fortezza della Briglia occupata dai Francesi nel 1512 sulla volta centrale e le figure dei grandi genovesi della storia che scandiscono le pareti perimetrali opera di Giuseppe Isola.

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